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Ritrovare una lingua interrotta

Il rincontro con una lingua interrotta. Paura. Nostalgia. Presente.

Imparare una lingua straniera fa male. Implica confrontarsi con molte paure e insicurezze, con lo sconosciuto. Imparare una lingua straniera fa fatica: a volte non è piacevole, a volte è un’esperienza piena di frustrazioni. Così, si può dire che imparare una lingua straniera ci fa sentire come bambini. In questo senso, è vero, non tutto è spiacevole. C’è anche la sorpresa, lo stupore che accade ogni volta in cui l’essere umano si trova di fronte alla novità. O per dire meglio: quando ci incontriamo per la prima volta con una lingua straniera, tutto è illusione, voracità, piacere. Invece, quando la conoscenza si espande, quando già usiamo alcune espressioni e strutture, quando abbiamo un certo lessico basico, l’esperienza diventa faticosa. Molto simile all’ amore: prima tutto è godere e meraviglia, dopo c’e bisogno di lavoro costante e pazienza.

Ma una cosa è imparare una lingua straniera “da zero” e un’altra cosa è tornare ad imparare una lingua straniera. Nel mio caso, ricominciare a studiare italiano dopo un anno dall’ aver smesso le mie lezioni settimanali non è stato facile. Nel cominciare da zero c’è l’illusione, il sentirsi convinto che tutto è linguisticamente possibile. Invece, nel ricominciare di nuovo c’è la vulnerabilità e la conoscenza di che ci possiamo sbagliare e dimenticare parole e strutture che credevamo che sarebbero rimaste nella nostra mente per sempre.

Questo rincontro con la lingua italiana è stato anche difficile sul piano emozionale. È inevitabile per me associare il mio primo contatto con questa lingua con il passato, con la vita prima della pandemia. Con questa riflessione non voglio cadere in un discorso nostalgico che pensa che tutto il tempo passato fosse migliore, perché quello sarebbe falso, ma è certo che tornare a parlare in italiano oggi, in dicembre 2021, mi ricorda alcune belle esperienze vissute prima della pandemia. Mi viene in mente il mio viaggio in Italia; i primi giorni passati nello studio di una artista chiamata Marina; una piccola casa a Erba, piena di libri, pitture e materiali, un posto dove avevo trovato ispirazioni per diversi progetti personali legati alla letteratura. Ricordo anche il viaggio fatto in gennaio 2020 con O. in Sicilia. In questo viaggio abbiamo noleggiato una macchina per percorrere tutta l’isola. Ricordo in più un giorno a Palermo, in un posto dove avevamo preso i peggiori arancini di tutta la Sicilia. In questo bar sporco e rumoroso, con un televisore degli anni novanta, ho sentito per prima volta parlare di un nuovo virus molto pericoloso che era stato scoperto in Cina. Quindi, per tutto questo, è inevitabile per me associare l’italiano con una certa ingenuità di non sapere cosa sarebbe accaduto uno o due mesi dopo.

Tuttavia, come ho detto, non voglio rimanere nella nostalgia. La lingua è un’entità viva, e così come i significati cambiano e si espandono, così emozionalmente è possibile generare nuove connessioni emotive tra una lingua e la persona che la parla o la impara. In maggio ho letto un libro che, giustamente, parla di una scrittrice che si innamora della lingua italiana. L’autrice è Jhumpa Lahiri e il testo, autobiografico, si chiama In altre parole. La sua famiglia è dell’India, lei è nata in Inghilterra ed è cresciuta negli Stati Uniti. Questo libro è scritto in italiano e narra il suo incontro e il suo fascino con questa lingua. Parla della difficoltà di imparare una lingua straniera, ma anche della soddisfazione che questa esperienza implica. Parla dell’ identità e della distanza, dell’amore e dello straniamento. Prima del testo c’è una frase di Antonio Tabucchi usata come epigrafe: “Avevo bisogno di una lingua differente: una lingua che fosse un luogo di affetto e di riflessione”. Accetto le connotazioni un tanto nostalgiche che l’italiano ancora ha per me, ma apro questo nuovo periodo nel mio rapporto con questa lingua per accogliere nuovi e diversi affetti e riflessioni.

About the author Soledad Arienza

Me fascinan las cúpulas de Buenos Aires y el hall del Teatro San Martín. Siento predilección por algunas estaciones de la línea A. Me gusta el verano. Amo la papelería, en general, y los cuadernos y libretas, en particular.

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